Per la copertina del mio libro…

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Mi piacerebbe molto utilizzare questa immagine per la copertina del mio libro. Fatto è che non so fino a che punto si possano utilizzare immagini di autori affermati. L’idea di disegnerla io stessa non sono certa possa funzionare, ne sono contaminata ormai e ne verrebbe fuori una brutta copia. Ero partita con l’idea di metterci delle lumache ma poi andando avanti con il racconto le cose sono cambiate, almeno dal mio punto di vista. Devo documentarmi perché questa sarebbe perfetta, cade a fagiolo con i temi trattati e non lascia trasparire l’ovvietá che spesso invece riscontro guardando le copertine dei libri che leggo. Adoro le copertine, coprirei quaderni, block notes, schedari e tutto ciò che contiene fogli scritti.
Questa è proprio una meraviglia, la tengo qui certa che non andrà  persa poi… si vedrà.
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P.

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Periferia dell’anima🖤

Non so mai se sono io a portare loro o loro a trascinare me. Mi impegno a tenerle a debita distanza, ma certi obbrobri mancano!

Guardo questa vetrina che sembra aver fatto il patto con il diavolo dei buoni e non c’è quasi più niente di quella periferia buia che alimenta la mia anima. Quella meravigliosa desolazione, fatta di muri scrostati e geometrie distorte, quella per cui ho sempre lottato. Se è vero che in noi coabita una parte che vale tanto quanto un tesoro chiuso in forziere, ho come la sensazione di non valere più neanche quello poiché l’ho messo a tacere. Che poi a dirla tutta, se un valore lo si vuol dare, occorrerebbe prima di tutto accettare che l’anima ha i suoi diritti, capace di risplendere nelle periferie di luoghi che mostrano l’esatto contrario.

Dove sono finiti i miei quadri di vita anneriti e spogli… Chi me li ha rubati mentre il sole mi schiaffeggia senza ritegno alcuno?

Forse è tempo che le zone periferiche mi riprendano. Casa è ovunque nel momento in cui la nostra anima non sia obbligata ad abiti di paillettes e colliers di diamanti.

Stringo il filo con il dubbio in volto: non so se sono io a portar loro o loro a trascinare me. I sobborghi delle anime di polvere, gremite di scritte e di farfalle scheletriche, avanzano l’inquietudine dei miei giorni opachi. Non è pace il bianco, il calore e l’assenza del buio. Da brava teatrante, anche madre natura porge il gioco del fallimento, mentre i grattacieli che ho costruito con tanto di fragili stuzzicadenti, lentamente si disfano agli occhi stanchi.

Non ho scelto, né mai lo farò. Lascerò che quel filo teso mi riconduca là dove distruzione e pena hanno dato a me.

Nelle periferie i giorni non sono mai tutti uguali, così come le anime che pur di sopravvivere al giorno sono disposte a sedersi a tavolino pronte a vincere e a perdere. L’importante per loro è saper stringere forte il mazzo di carte, come abili giocatori.

P.

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